Ambiente | Acqua
Rete fognaria | Fondo Verde |
Acqua dei Corsari | Riuso

 

 

 

 
 Rete fognaria

Evoluzione della rete fognaria cittadina

La realizzazione della fognatura di Palermo nel tempo è andata di pari passo con l'evoluzione della città.
Durante il periodo arabo, la città era delimitata da due torrenti denominati "Kemonia" e "Papireto" che per loro natura erano i recapiti di tutti gli scarichi della città, rappresentando un perenne pericolo igienico.
Dice Giarrusso che a seguito delle epidemie e delle inondazioni del fiume Kemonia del 1557 e 1575, il Senato affrontò il problema della bonifica dei due torrenti adottando le seguenti soluzioni:
· Per il torrente Kemonia fu deciso di deviare le acque provenienti dalle zone di monte, Clicca per ingrandireoggi corrispondenti al viale delle Scienze, corso Pisani e alla Fossa della Garofala, nel fiume Oreto mentre le acque sorgive, più basse, furono convogliate alla Cala attraverso un canale rivestito sia nel fondo che nelle pareti e con una copertura a volta che percorreva il vecchio corso;
· Per il Papireto si decise di colmare la fossa denominata "Danisinni" da cui aveva origine il torrente e di ricoprire il tragitto con un canale coperto che fungeva da smaltitore delle acque drenanti della fossa con recapito la Cala.
Queste opere però non si rilevarono sufficienti ad eliminare i pericoli di inondazioni, forse per insufficienza dei collettori. Infatti, presto in seguito alle piogge la zona colmata si ritrasformò in palude e a seguito delle precipitazioni atmosferiche di particolare intensità si continuarono ad avere inondazioni con danni e numerose vittime.
E' interessante notare che a quel tempo le strade erano realizzate con il caratteristico andamento a culla, accettando il concetto che la strada durante le piogge si doveva trasformare in collettore pluviale.
Il sistema di smaltimento delle acque nere continuava ad essere quello delle così dette campane, pozzi neri o condotti neri, realizzati dai privati senza un piano organico, che scaricavano nei due torrenti coperti. Detti condotti, realizzati in creta cotta, spesso per fragilità del materiale, si rompevano e le acque nere andavano ad imbibire il terreno; allo stesso tempo i numerosi acquedotti, realizzati anch'essi in terracotta, subivano la stessa sorte con pericoli continui di inquinamento delle acque potabili e di epidemie coleriche che mietevano diverse vittime, come nel caso del 1837 e 1854.
Intanto la città prese ad espandersi, fu realizzata via Maqueda e prolungata fino ai Quattro Canti di campagna, fu redatto un Progetto di ricostruzione di corso Vittorio Emanuele, a quei tempi via Toledo, dagli Ing.ri Torregrossa R. e Zappulla M. nel 1858.
Furono proprio detti Ingegneri che innovarono il sistema fognario, prevedendo la realizzazione della strada con canali sotterranei per lo smaltimento delle acque, la realizzazione di marciapiedi e la costruzione delle sedi stradali con pendenza pronunciata verso i margini della carreggiata in modo da convogliare le acque di pioggia attraverso le "chiaviche" nei canali sotterranei.
Questi concetti furono presto recepiti dall'Ufficio Tecnico del Comune e messi in opera nelle nuove realizzazioni fognarie della città.
Prima del 1886 la rete fognaria cittadina aveva una lunghezza totale di circa Km 70 di canali e contava su 26 scarichi a mare, di cui 11 alla Cala, 5 lungo la spiaggia del Foro Italico e 10 distribuiti tra P.za S.Muzzo, antistante l'attuale molo omonimo dentro il Porto commerciale, e P.za Ucciardone.
A seguito della espansione della città, che si estendeva in linea di massima dal fiume Oreto alla via Notarbartolo, nel 1930 il Comune di Palermo decise di redigere un progetto generale della fognatura della città.
E' interessante notare che da osservazioni registrate dal 1920 al 1929 dalle stazioni pluviografiche della città (Istituto Zootecnico, Osservatorio Valverde e Sezione Idrografica) il numero di giorni piovosi era in media 73 l'anno, corrispondente quindi ad una giornata di pioggia ogni 5 giornate dell'anno.
La città fu divisa in tre bacini fognanti con sistemi di raccolta e smaltimento indipendenti.
Il primo era delimitato dall'Oreto, dal Corso Olivuzza, dalla via Volturno e dalla via Cavour.
Il secondo delimitato dalla via F. Crispi, dalla Ferrovia PA-TP, dalla via Volturno e dal Canale di Passo di Rigano.
Il terzo delimitato dalla ferrovia PA-TP e dal Canale Passo di Rigano, dal viale P.pe di Scalea e dalla trasversale P.za Libertà-P.za Leoni.
A sua volta l'area cittadina fu protetta da appositi canali di maltempo.
Il sistema fognante attuale riporta nelle sue linee fondamentali il vecchio progetto del 1930.
Ma, l'espansione urbanistica senza una adeguata estensione dell'area fognata, l'insufficienza dei manufatti esistenti, che con l'ampliamento della rete fognaria divennero i recapiti delle nuove reti, la mancata realizzazione di parte dei canali che permettono il convogliamento delle acque piovane provenienti dai monti che delimitano la città, a tutt'oggi determinano situazioni di disaggio che in alcuni casi possono determinare gravità per le variate condizioni atmosferiche; infatti si può ben dire che sono diminuiti i giorni piovosi dell'anno e che la pioggia ha carattere torrenziale.
Con l'entrata in vigore della legge Merli (n°319 del 10.05.1976) e la stesura del nuovo programma di attuazione della rete fognaria della città di Palermo (P.A.R.F.) da parte della Ripartizione LL.PP. del Comune di Palermo e approvato definitivamente dall'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente nel 1987, le problematiche relative allo smaltimento dei liquami e delle acque meteoriche, anche se in parte, trovano una adeguata soluzione.
In effetti, grandi passi in avanti sono stati realizzati ed oggi la rete fognata ha una estensione di circa 850 Km, Quartieri, sino ad oggi non serviti da rete fognaria vedono realizzate le reti, come il caso di Mondello- Partanna Mondello - Addaura, la cui definitiva realizzazione e collegamento con il depuratore di "Fondo Verde" permetterà la bonifica della falda della borgata marinara e il debito ritorno alle originali funzioni del canale di drenaggio denominato" Ferro di Cavallo" con risvolti positivi per la borgata balneare e per il Golfo di Mondello.
Anche se in ritardo e con non poche difficoltà viene affrontata la problematica degli scarichi a mare e del disinquinamento del Golfo di Palermo, infatti, in adeguamento al P.A.R.F. vigente, sono già entrati in funzione:
- l'emissario Sud Orientale lungo Km 6,5 con una sezione circolare di diametro m 3,7 che partendo dalla sponda destra del Fiume Oreto arriva al depuratore di "Acqua dei Corsari", sito nella statale 113; lungo il suo percorso raccoglie i reflui dei Quartieri Sperone, Ciaculli, Brancaccio, Oreto, Guadagna, Villagrazia e parte del Villaggio S. Rosalia;
- Il depuratore "Acqua dei Corsari" in località omonima dove vengono trattati oltre ai reflui dei Quartieri sopra citati, anche quelli di altri Comuni limitrofi al centro urbano di Palermo;
- La rete fognaria del Quartiere "Bonagia e Falsomile" è stata collegata adeguatamente al depuratore;
- Il depuratore di "Fondo Verde" sito in via dell'Olimpo, dove vengono trattati i reflui provenienti dai Quartieri: Mondello, Valdesi, Partanna Mondello, Z.E.N. I, Z.E.N. II, Pallavicino, Villaggio Ruffini.
Queste realizzazioni hanno permesso la disattivazione di alcuni scarichi a mare.
Sta per vedere la luce l'inizio dei lavori per il disinquinamento della Cala con il convogliamento dei reflui che scaricano tra la Cala e il Molo Sud in un sollevamento, sito nell'area del Foro Italico, che attraverso una condotta forzata convoglierà detti reflui al collettore Emissario Sud.Orientale per poi raggiungere la stazione di depurazione di "Acqua dei Corsari".
Altresì in ossequio alle raccomandazioni contenute nel PARF la Società AMAP ha in fase di realizzazione un impianto per il riutilizzo in agricoltura dei reflui trattati; ciò permetterà un notevole risparmio di acque più pregiate che potranno essere utilizzate per l'approvvigionamento idrico.
Altra opera in cui vede impegnata la Società è la realizzazione dello scarico a mare del depuratore di "Acqua dei Corsari" attraverso condotta sottomarina ad una distanza dalla costa di circa m 1.600.
Allo stesso tempo, in considerazioni delle mancate realizzazioni di alcune importanti opere fognarie e delle mutate condizioni ambientali, il Comune di Palermo ha deciso di affrontare una revisione del Piano di riassetto del sistema fognante della città e allo scopo ha istituito un Comitato, di cui la Società AMAP è parte, anche nella logica che attualmente la stessa riveste figura di Ente gestore del ciclo integrale dell'acqua a Palermo.
I punti cardini che detto Comitato dovrà affrontare e sicuramente risolvere, se vuole che l'opera di riassetto fognario nei prossimi anni sia consono alle aspettative dei cittadini e per scongiurare possibili disastri naturali, dovranno essere:
· Regolamento di fognatura, che si adegui alla normativa vigente in materia;
· Riassetto dei canali di maltempo per la protezione del centro urbano dalle acque meteoriche che pervengono dai monti circostanti;
· Prolungamento del collettore Emissario Sud-Orientale sino all'Uditore;
· Programmazione degli interventi fognari nella zona Nord-Occidentale della città;
· Realizzazione delle reti fognarie nelle zone urbane, oggi sprovviste;
· Ubicazione dello scarico di emergenza del depuratore "Fondo Verde";
· Eliminazione totale di tutti gli scarichi di acque luride a mare, al fine di garantire l'autodepurazione delle acque marine;
· Direttive a tutti i Comuni che si affacciano al fiume Oreto, per il totale disinquinamento del corso d'acqua;
· Riuso delle acque depurate sia per usi irrigui che industriali.

     
Copyright © AMAP s.p.a. - Tutti i diritti riservati.
Realizzato in collaborazione con OR.COM.