Ambiente | Acqua

 

 

 

 
 La Storia


Premesse
cenni storici
dati di esercizio dell'acquedotto nell'ultimo trentennio
situazione attuale
situazione futura
conclusioni.

Premesse
L'alimentazione potabile della città di Palermo rientra in un contesto di utilizzazioni idriche che interessano un territorio molto ampio, nel quale sono presenti, oltre gli usiLe origini potabili di vari comuni, anche quelli irrigui, industriali ed idroelettrici, tra i quali si determinano spesso conflittualità. Per il soddisfacimento delle varie utenze si fa uso di fonti di approvvigionamento di tipo diverso, quali pozzi, sorgenti, prese fluviali e invasi artificiali, ad utilizzazione mista, e di un sistema di impianti interconnessi, che costituiscono il cosiddetto sistema idrico del Palermitano. La complessa articolazione del sistema risorse, di opere e di usi, al centro del quale si viene a trovare la città di Palermo con le sue esigenze idropotabili, richiede l'adozione di regole gestionali che tengono conto degli usi multipli delle risorse. In più, nella moderna visione di una gestione integrale del ciclo dell'acqua, bisogna considerare in un unico contesto le problematiche dell'approvvigionamento idrico con quelle inerenti la rete fognaria ed il sistema di depurazione e smaltimento dei reflui.

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Cenni storici
Le originiPalermo prima del 1885 aveva una disponibilità d'acqua di circa 6.000 metri cubi in 24 ore pari a 70 litri per abitante e per giorno e veniva distribuita con sistema a "Castelletti". Il servizio di distribuzione idrica nella città di Palermo a mezzo di un moderno acquedotto può farsi risalire ai primi anni di questo secolo, con la entrata in esercizio delle opere di presa, adduzione e distribuzione dell'acqua delle sorgenti di Scillato, che scaturiscono alle falde dei monti Fanusi del gruppo delle Madonie ad opera dei Sigg. Biglia e Vanni. L'acquedotto di Scillato comprendeva un acquedotto esterno, quasi tutto a pelo libero, lungo 70 km circa, due serbatoi della capacità complessiva di 36.500 m3, in località S. Ciro, in corrispondenza del limite sud-orientale dell'area urbana, e la rete di distribuzione, avente uno sviluppo di 80 km. Quest'ultima fu concepita per distribuire in città e nelle borgate una portata di circa 400 l/s, per una popolazione che all'epoca ammontava a circa 300.000 abitanti ed era localizzata quasi totalmente al di sotto dell'isoipsa 35 m s.l.m.; solo alcune zone periferiche erano alimentate dai preesistenti acquedotti minori (fig.1).Figura 1 - Approvvigionamento della città di Palermo - inizio '900 Sino alla fine della prima guerra mondiale l'acquedotto di Scillato disimpegnò il suo servizio egregiamente. Negli anni successivi alla guerra, caratterizzati dall'aumento della popolazione furono potenziate le fonti di approvvigionamento visto che la città si andava espandendo dal nucleo centrale (l'attuale centro storico) in direzione nord-ovest. Così nel 1927 il Comune di Palermo ottenne la concessione delle acque delle sorgenti Gabriele e nel 1932 si cominciarono ad utilizzare le sorgenti S. Ciro-Maredolce. Nel 1936 fu realizzato il serbatoio Altarello, ai limiti occidentali della città, a quota 67 m s.l.m., con una capacità di 22.000 m3. Esso era alimentato dai serbatoi S. Ciro, a mezzo di una condotta del diametro di 650 mm. Nel contempo, la rete di distribuzione si andava sviluppando attorno al primo nucleo realizzato all'inizio del secolo, inseguendo lo sviluppo urbanistico della città. Le condotte più importanti posate in questo periodo sono, oltre che la citata tubazione del diametro 650 mm., la condotta da 450 mm. da Gabriele alle borgate occidentali (1927) e quelle da Brancaccio a via Lincoln (1932) - (fig. 2).Figura 2 Dopo la seconda guerra mondiale, con l'inizio della grande espansione edilizia della città, la situazione della distribuzione idrica si presentava particolarmente critica, anche a causa dei danni prodotti dagli eventi bellici. Nel 1952, una Commissione di studio, nominata dalla Cassa per il Mezzogiorno, evidenziava l'insufficienza delle portate di cui disponeva la città, che ammontavano complessivamente a 1.300 l/s, e affermava la necessità di reperire fonti integrative, prevedendo per l'anno 2000 una popolazione di 780.000 abitanti ed un fabbisogno integrativo di 1500 l/s. Si ritenne però che tali risorse non dovessero reperirsi nell'agro palermitano, per non distoglierle dall'uso irriguo, che all'epoca assumeva ancora un ruolo primario nell'attività produttiva cittadina; si decise così di fare ricorso alle acque superficiali, individuando la possibilità di costruire un invaso artificiale sull'alto Eleuterio, a monte di Marineo, e un acquedotto che ne convogliasse le acque, previa potabilizzazione, unitamente a quelle rese dalle sorgenti di Risalaimi, queste ultime in effetti già utilizzate per la città di Palermo fin dal 1949. Nacque così l'acquedotto Scanzano-Risalaimi per addurre a quota 180 m s.l.m., sul monte Grifone, le portate integrative per la città. L'acquedotto, realizzato dalla Cassa per il Mezzogiorno, fu completato nel 1968. La sua entrata in esercizio e la costruzione della condotta da 900 mm (1969-71), posata lungo la circonvallazione cittadina, consentirono di migliorare il servizio di alimentazione delle zone di espansione ricadenti a nord-ovest della città (fig. 3). C'è da dire fin dal secondo dopoguerra l'aumento della domanda fu fronteggiata con l'utilizzazione di altre fonti sia in città sia nei territori limitrofi. Inizialmente (periodo 1949-1956) furono messi in esercizio i pozzi della falda di Ciaculli-Giardini e quelli della falda Falsomiele (1953-1954); successivamente (1957-1958) quelli della falda di Tommaso Natale-Petrazzi. Nell'ultimo periodo (anni '70 e '80) si è fatto pure ricorso alle falde di Bagheria e di Trabia. Un altro provvedimento per aumentare le dotazioni idriche dellaFigura 3 - Approvvigionamento della città di Palermo - anni '70 città è stato portato a termine nel 1958, con la costruzione del potabilizzatore del Gabriele, che tratta le acque dall'invaso artificiale di Piana degli Albanesi, sul Belice destro. Tale invaso era stato realizzato nel periodo 1920-1923 per gli usi idroelettrico ed irriguo. A partire dal 1960 il potabilizzatore tratta pure le acque prelevate dalla presa ad acqua fluente di S. Caterina, sul fiume Oreto; date le caratteristiche spiccatamente torrentizie del corso d'acqua, la sua utilizzazione è limitata ai periodi invernali. Nel 1977 l'uso delle acque dell'Oreto è stato vietato dalle autorità sanitarie per l'elevato tasso di inquinamento; in seguito però tale uso è stato riammesso, dopo la sistemazione definitiva delle opere di derivazione ed il potenziamento della linea di trattamento del potabilizzatore del Gabriele, con l'aggiunta di unità di filtrazione su carboni attivi e di ozonizzazione. Negli anni 1975-1978 è stato inoltre realizzato l'acquedotto Jato; esso convoglia alla città le acque derivate dall'invaso artificiale Poma, sul fiume Jato, della capacità di 68 Mm3, realizzato negli anni 1963-68, e trattate nel potabilizzatore Cicala, posto subito a valle del serbatoio. Successivamente si è provveduto all'allacciamento di alcuni bacini secondari, attraverso la derivazione dei deflussi del fiume Belice destro in località Perciata, e di quelli di alcuni corsi d'acqua minori in destra dello Jato. L'acquedotto Jato alimenta il serbatoio Petrazzi Alto, a quota 119,50 m s.l.m., avente una capacità di 90.000 m3; esso è stato realizzato nella zona occidentale della città, in vicinanza dell'altro serbatoio Petrazzi Basso, posto a quota 81,5 m s.l.m., della capacità di 6.000 m3, che era stato costruito precedentemente, per ricevere le acque provenienti dal Gabriele e dai pozzi della falda Cruillas. Oggi i due serbatoi, collegabili tra di loro, vengono utilizzati per garantire il servizio nelle zone di nuova espansione a nord della città; in particolare, il Petrazzi Basso alimenta la rete di Mondello. All'inizio degli anni '80 è stata infine portata a termine la costruzione del nuovo Acquedotto di Scillato, costituito da una condotta in pressione che affianca il vecchio canale Scillato, adducendo le acque al manufatto di arrivo dell'acquedotto Scanzano-Risalaimi, a quota 180 m s.l.m. (fig. 4). Per quanto riguardaFigura 4 il potenziamento del sistema, sono stati, qualche anno fa, messi in atto alcuni interventi, che in parte, hanno già dato significativi benefici, e cioè le opere di potenziamento che interessano l'acquedotto di Scillato (che viene integrato alla partenza con le acque dell'Imera Settentrionale e lungo il percorso con le acque sollevate dalla sorgente Presidiana, affiorante presso il centro abitato di Cefalù), l'acquedotto Scanzano-Risalaimi (che viene integrato con le acque derivate mediante la presa fluente sull'Eleuterio) e l'acquedotto Jato (alimentato anche da volumi idrici addotti al serbatoio Poma dalla galleria allacciante i bacini in destra Iato, dall'altra galleria di valico che allaccia la traversa sul Belice Destro e dalle fluenze a valle del Poma in contrada Madonna del Ponte). Recente è infine l'entrata in funzione del serbatoio Monte Grifone, che con una capacità di 90.000 m3, costituisce il più recente e il più grande tra i serbatoi oggi in esercizio in città. Esso è alimentato dagli acquedotti Scanzano-Risalaimi e dal nuovo Scillato. Completano il quadro dei serbatoi cittadini alcune opere minori: il serbatoio Gallo (quota 73 m s.l.m., capacità 2000 m3), che alimenta la borgata di Sferracavallo al confine nord del territorio comunale; il serbatoio Borgo Nuovo (quota 136,70 m s.l.m., capacità 1500 m3) e il Giardini (quota 113 m s.l.m., capacità 400 m3), entrambi a servizio di zone alte periferiche. Nell'allegata planimetria è riportata la corografia generale degli acquedotti sin qui citati, utilizzati per l'approvvigionamento della città.

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Dati di esercizio dell'acquedotto nell'ultimo trentennio
Dai primi anni '60 ad oggi i volumi idrici consegnati alla città di Palermo dalle varie fonti di approvvigionamento si sono dapprima raddoppiati, essendo passati dai 45 Mm3 del 1958 ai 92 Mm3 del 1979, per poi ridursi sino ai valori di 73,7 Mm3 nel 1993. Nello stesso trentennio la popolazione residente nella città è aumentata del 40% circa, essendo passata dai 578.000 abitanti circa del 1958 ai 700.000 abitanti del 1999; di conseguenza la dotazione pro-capite mediaLa sede dell'AMAP annua lorda è cresciuta da poco più di 200 l/abxg a circa 360 l/abxg, per attestarsi successivamente al valore di 2 90 l/abxg. Un'altra caratteristica riguarda il ruolo e l'importanza delle singole fonti di approvvigionamento; il contributo annuo dei pozzi varia tra il 27% ed il 49% del totale di volumi immessi in rete Il contributo annuo delle sorgenti oscilla tra il 24% e il 35% del totale dei volumi immessi in rete. In definitiva, tra pozzi e sorgenti, le acque sotterranee contribuiscono con una percentuale compresa tra il 55% e l'80% del totale dei volumi immessi in rete, con un volume mediamente pari a 50,3 Mm3 all'anno, equivalente a una portata continua di circa 1.600 l/s. Il contributo delle derivazioni fluviali è invece limitato soltanto ad alcuni mesi dell'anno, concentrati nel periodo invernale. Percentualmente le prese fluviali hanno un contributo oscillante tra il 10,7% e lo 0,4%, con un volume medio annuo di 4,24 Mm3, valore che, che negli ultimi anni, successivi all'entrata in funzione della presa di S. Caterina, si è incrementato a 8-10 Mm3. Infine, gli invasi hanno complessivamente fornito alla città volumi variabili tra l'8% e il 43% dei volumi totali immessi in rete; i valori più bassi si sono registrati nel 1990, in concomitanza con il periodo maggiormente siccitoso. Quindi, il complesso delle fonti superficiali, comprensivi delle derivazioni fluviali e degli invasi, ha fornito alla città volumi idrici compresi tra il 20% e il 45% dei volumi totali immessi in rete, pari a 12,5 Mm3 e 41 Mm3. Il 75% circa dei volumi idrici in arrivo vengono consegnati a manufatti che si trovano ad est ed al centro della città (manufatto sul M. Grifone e serbatoi S. Ciro ed Altarello); intorno al 15% giunge invece ai serbatoi che si trovano ad ovest (Petrazzi, Borgo Nuovo), dove si è avuto il maggiore sviluppo edilizio e sono insediate zone intensamente popolate. Inoltre, circa il 65-70% dei volumi viene consegnato a quote inferiori ai 100 m s.l.m., mentre il rimanente 30-35% giunge a quote più elevate (poco più del 20-23% sul Monte Grifone, a quota 189 m s.l.m. e 10-12% a Petrazzi Alto a quota 126,50 m s.l.m.).

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Situazione attuale
Attualmente la città viene alimentata dalle seguenti fonti:
a) Serbatoi artificiali (n. 3): Scanzano (gestione EAS, anche se l'utente quasi esclusivo è la Città di Palermo); Piana degli Albanesi (gestione ENEL); Poma (gestione ESA).
b) Prese ad acqua fluente (n.4), gestite da AMAP: Fiume Oreto (derivazione S. Caterina); Fiume Eleuterio (derivazione Monte Tesoro); Fiume Imera Settentrionale (derivazione Imera); Fiume Jato (derivazione Madonna del Ponte).
c) Gruppi di sorgenti (n. 4), gestite da AMAP: Scillato, Presidiana, Risalaimi, Gabriele. d) Pozzi (n. 32): Falda di Trabia-Altavilla (6 pozzi), Falda agro palermitano (26 pozzi).

Il sistema dei serbatoi di compenso giornaliero attualmente in esercizio (S. Ciro Alto, S. Ciro Basso, Altarello, Petrazzi Alto, Petrazzi Basso, Giardini, Borgo Nuovo, Gallo e Monte Grifone) dispongono di un volume complessivo di 240.000 m3. Attualmente, la condotta (pedemontana) che collega il serbatoio di Monte Grifone a quello di Petrazzi Figura 5 - Attuali fonti di appovvigionamento della città di PalermoAlto consente di spostare volumi d'acqua da una parte (meglio approvvigionata) all'altra della città in maniera da migliorare il servizio di distribuzione in città (fig. 5). Infine va evidenziato che attualmente l'AMAP svolge servizio metropolitano di alimentazione di molti comuni della fascia costiera, serviti con l'acquedotto Jato (Capaci, Carini, Cinisi, Isola delle Femmine, Partinico e Terrasini,) e l'acquedotto Scillato (Bagheria, Casteldaccia, S. Flavia, Villabate, Campofelice, Cefalù, Ficarazzi, Misilmeri, Sciara e Scillato). Al fine del raggiungimento degli standard ottimali per il servizio di distribuzione, l'AMAP sta intervenendo sia attraverso la realizzazione di nuovi serbatoi (per omogeneizzare in tutta la città la pressione in rete e consentire di attingere alle riserve in qualunque situazione di emergenza), sia principalmente attraverso il rifacimento complessivo di ampie zone della rete e la riqualificazione generale delle parti costruite relativamente di recente, ma comunque non rispondenti ad un disegno razionale ed affidabile di distribuzione idrica. In particolare gli interventi in corso di esecuzione sono:

  • Completamento del sistema dei serbatoi a servizio della città e del loro Figura 6 - Condotta Pedemontanacollegamento esterno. L'attuale piano aziendale prevede la realizzazione dei seguenti serbatoi in aggiunta o per ampliamento di quelli esistenti o in costruzione: Pitrè, Giardini (ampliamento), Manolfo, Rocca, Villagrazia Basso, Villagrazia Alto, Boccadifalco Basso, Boccadifalco Alto oltre al completamento della condotta di collegamento fra i serbatoi posti a quota 160 m, il cui tratto Monte Grifone - Petrazzi è già stato realizzato mentre rimane da realizzare quello tra Petrazzi ed il serbatoio Gallo. La realizzazione di quanto sopra dovrebbe consentire una notevole elasticità nel trasferimento della risorsa idrica tra i serbatoi (fig. 6).
  • Ristrutturazione della rete di distribuzione. Il piano si articola nel rifacimento completo della rete di alcune zone dove essa è in condizioni irrecuperabili e nella riorganizzazione del servizio nelle altre zone. Relativamente alla rete idrica AMAP dispone già di un progetto di massima che prevede la suddivisione dell'intera rete in 17 sottoreti. La filosofia ispiratrice di questo progetto di massima, che si basa sulla settorializzazione delle reti e sul loro telecontrollo, con alimentazione delle singole reti attraverso condotte che non effettuano servizio di distribuzione: tale impostazione consente di identificare con maggiore sicurezza le condizioni di servizio della singola sottorete.

Sono ultimati i lavori per il rifacimento della rete idrica:
- Sottorete Centro storico (7,5% della popolazione)
Sono invece in fase di esecuzione gli interventi nelle aree:
- Sottorete Politeama (13,1% della popolazione)
- Sottorete Stazione (2,3% della popolazione)
- Sottorete Libertà (13,9% della popolazione)
- Sottorete Calatafimi (14,5% della popolazione)
- Sottorete Noce-Uditore (7,9% della popolazione)

Opere interamente finanziate nell'ambito delle azioni riguardanti le reti idriche previste dal Quadro Comunitario di Sostegno 1994-1999 della Comunità Europea e dello Stato. Inoltre nelle reti periferiche è stato realizzato l'approvvigionamento idrico di Borgata Molara.

Sempre nell'ambito di finanziamenti erogati dall'U.E., rientra il progetto di supervisione e telecontrollo delle sei sottoreti finanziate, che permetterà controlli automatici delle qualità dell'acqua e dei valori di pressione e delle portate in rete (in fase di realizzazione).

L'AMAP dal 20 gennaio 1992 gestisce il ciclo integrale dell'acqua che comprende la raccolta, il trasporto, la distribuzione, la depurazione e il riuso.

In particolare dal 1996 gestisce il depuratore di Acqua dei Corsari da 440.000 abitanti equivalenti e dal 1999 il depuratore di Fondo Verde 100.000 abitanti equivalenti.
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Rete fognaria cittadina 650 Km
- Pozzetti di deflusso 51.000 unità
- Impianti di sollevamento 12
- Impianti di pretrattamento 1
- Collettore emissario Sud-Orientale 6.671 m

Altri interventi:

  • Sistema di scarico a mare mediante condotta sottomarina a servizio del depuratore "Acqua dei Corsari", impianto che tratta le acque reflue della zona sud-orientale della città di Palermo e di alcuni comuni limitrofi all'impianto. -
  • Costruzione della copertura dei bacini di pretrattamento ed ispessimento dell'impianto di depurazione "Acqua dei Corsari". Ambedue gli interventi sono in fase di esecuzione.

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Situazione futura
Di seguito si possono brevemente riassumere gli obiettivi che l'AMAP intende raggiungere in un immediato futuro:
a) necessita di disporre di un sistema di impianti dotato di elevata elasticità del sistema distributivo;
b) pressione adeguata nelle condotte;
c) continuo controllo delle portate, delle pressioni e dei parametri di qualità dell'acqua; d) sicurezza dell'approvvigionamento idrico per la necessità della Città di Palermo e nel resto del comprensorio servito dall'AMAP, anche negli anni siccitosi;
e) realizzazione graduale degli interventi previsti. Detti obiettivi potranno essere raggiunti realizzando i seguenti interventi che andranno ad integrarsi con quelli in precedenza elencati. Questi ulteriori investimenti saranno finanziati sia utilizzando i flussi di cassa positivi sia utilizzando il contributo di altre risorse finanziarie tra cui anche finanziamenti di carattere privato.

Gli investimenti di che trattasi sono i seguenti:
a) Realizzazione del serbatoio Pitrè attraverso il finanziamento a fondo perduto della Regione Siciliana (così detto "Decreto Sicilia bis").
b) Interventi sulla rete di distribuzione. Si tratta di interventi di ricerca perdite e di sostituzione delle tratte di condotta obsolete da condurre sulle parti della rete non completamente rifatte. Rientrano in questa categoria gli interventi di automazione e strumentazione delle stesse parti di rete. Inoltre sarà realizzata la informatizzazione completa della rete e della sua gestione. Questi interventi, già in parte in corso di realizzazione, sono effettuati con le risorse finanziarie che di volta in volta si renderanno disponibili.
c) Realizzazione di un impianto di dissalazione per il pieno utilizzo della sorgente Presidiana e delle opere necessarie per il miscelamento e la potabilizzazione delle acque del lago artificiale di Rosamarina. Questi interventi forniranno una quantità aggiuntiva di risorsa idrica di circa 30 milioni di metri cubi all'anno. Per queste opere l'AMAP, sulla base di uno studio generale di fattibilità, ha redatto la progettazione di massima dell'impianto di potabilizzazione delle acque della sorgente Presidiana e la progettazione esecutiva della condotta e degli impianti di sollevamento e di compenso per l'adduzione delle acque dall'invaso Rosamarina ai potabilizzatori di Risalaimi (Progetti finanziati dal Ministero dell'Ambiente).
d) Realizzazione del primo un modulo (300 l/s) dell'impianto di trattamento terziario per il riuso in agricoltura (nell'agro palermitano soprattutto) delle acque reflue tratte dal depuratore già in esercizio di Acqua dei Corsari. Anche per questo intervento l'AMAP dispone di un progetto esecutivo ed attualmente è in fase di espletamento (finanziato al 70% dal Ministero dell'Ambiente e al 30% con le risorse derivanti dal canone di depurazione-AMAP).
e) Completare il rifacimento della rete idrica nelle aree servite dagli ex acquedotti privati (Ambleri-Naselli, Baida-Boccadifalco e Lorenzini) dove la vetustà delle condotte non consente una distribuzione efficiente.

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Conclusioni
L'approvvigionamento idrico della città di Palermo è attualmente caratterizzato da carenza di disponibilità, specialmente durante le annate siccitose. Per garantire una dotazione giornaliera adeguata agli standard delle realtà metropolitane italiane che dispongono di impianti efficienti (dotazione procapite effettiva di circa 270 l/giorno) è necessario razionalizzare l'uso della disponibilità di acqua esistente. Le strategie perseguibili per raggiungere questi risultati sono molteplici e si basano essenzialmente su un più razionale sfruttamento delle falde acquifere, sul miglioramento delle opere di presa già esistenti, sulla utilizzazione delle acque invasate nel serbatoio Rosamarina e della sorgente Presidiana, sulla riutilizzazione delle acque reflue depurate per consentire interscambi con gli utilizzatori agricoli, nonché sul totale rifacimento della rete idrica e sul completamento del sistema dei serbatoi a servizio della città e del loro collegamento esterno che consentiranno una migliore elasticità del sistema di distribuzione.

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Cronologia dell'acquedotto di Palermo

  • anno 1893 Data di costituzione dell'acquedotto di Palermo ad opera dei F.lli Biglia e del Sig. Vanni
  • anno 1913 I F.lli Biglia cedono l'acquedotto alla Società anonima S.A.A.P.
  • anno 1943 Nomina da parte del Prefetto di un Commissario
  • anno 1945 Il Comune assume la gestione diretta dell'acquedotto togliendola alla S.A.A.P.
  • anno 1952 Si forma l'acquedotto municipale di Palermo
  • anno 1956 Nasce l'A.M.A.P. (Azienda Municipalizzata Acquedotto di Palermo)
  • anno 1999 L'A.M.A.P. viene trasformata in Azienda Speciale
  • anno 2001 L'A.M.A.P. viene trasformata in S.p.a.
     

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