San Ciro, dall’incendio del 2023 alla riqualificazione: il progetto di AMAP al centro del confronto tra scienza e territori
San Ciro, dall’incendio del 2023 alla riqualificazione: il progetto di AMAP al centro del confronto tra scienza e territori
Il 23 ottobre si è svolto a Palermo presso l’Aula Magna dell’Università il workshop “Piantare alberi oggi: una necessità, una scienza, una responsabilità” organizzato da Fondazione AlberItalia ETS, SISEF e Dipartimento SAAF dell’Università degli Studi di Palermo.
L’Amministratore Unico Giovanni Sciortino ha partecipato all’evento sottolineando il valore della riqualificazione ambientale dell’area dei serbatoi di San Ciro a Palermo quale esempio concreto, e virtuoso, di collaborazione tra istituzioni, mondo della ricerca scientifica e realtà impegnate nella salvaguardia dell’ambiente.
Il progetto di riqualificazione paesaggistica realizzato da AMAP S.p.A. in collaborazione con Fondazione AlberItalia presso il complesso acquedottistico di San Ciro, a Palermo, ha interessato un’area di nove ettari danneggiata dagli incendi del 2023 e ha previsto la messa a dimora di oltre 1.600 piante, tra alberi e arbusti di specie autoctone, selezionate per favorire il ripristino della vegetazione originaria e l’integrazione con l’ecosistema circostante rappresentando un importante intervento di recupero ambientale e tutela della biodiversità (per un approfondimento sull’iniziativa si rimanda all’articolo dedicato).
L’intervento, realizzato con il contributo di Fondazione AlberItalia e Sellerio Editore nell’ambito del progetto nazionale Parco Italia, si inserisce in una più ampia strategia di tutela del patrimonio naturale e di valorizzazione delle aree di interesse storico e ambientale.
Al termine della tavola rotonda, la giornata è proseguita con una visita al sito di San Ciro dove i visitatori hanno potuto ammirare la straordinaria e suggestiva opera architettonica del Serbatoio Alto nonché constatare la riuscita dell’intervento di rimboschimento, che registra solo l’1,5% di fallanze, dato ancor più degno di nota alla luce del superamento della stagione estiva 2026, e conferma l’importanza della corretta progettazione – dalla scelta delle specie messe a dimora a quella delle cure colturali.